Cosa succede se non pago le rate della cessione del quinto

Quando si parla di cessione del quinto dello stipendio è necessario tenere conto del fatto che si ha a che fare con una tipologia di finanziamento che porta con sé obblighi ben precisi. Senza alcun dubbio, il fatto che le trattenute vengano effettuate direttamente sulla busta paga rappresenta di per sé una garanzia decisamente importante. In alcuni casi, però, può accadere per motivi più o meno diversi tra loro, che l’azienda non proceda con il versamento di una o, ancor peggio, di più rate pur avendo effettuato la trattenuta sulla busta paga del dipendente. In questo specifico caso, il dipendente potrebbe non accorgersi in tempi rapidi dell’accaduto.

A dare notizia della cosa sarà la finanziaria che chiederà spiegazioni in merito al mancato pagamento. A tale proposito, è fondamentale chiarire il fatto che, pe prima cosa, il dipendente dovrà procedere con l’invio della busta paga all’istituto di credito in modo tale da dimostrare di non avere alcun genere di responsabilità. In buona sostanza, la finanziaria con la busta paga avrà la possibilità di accertare che si è trattato solo ed esclusivamente di un errore di natura burocratica e, pertanto, non dovuto alla volontà dell’interessato. A dover sollecitare l’azienda, dunque, sarà proprio la finanziaria che dovrà procedere con il recupero delle rate che non sono state versate. Una cosa è certa: il dipendente, per suo conto, ha la facoltà di sollecitare il proprio datore di lavoro e di chiedere informazioni sull’accaduto al fine di avere un quadro chiaro della situazione.

Attenzione, però: nel caso in cui l’azienda dovesse dimenticare di effettuare uno o più versamenti, il dipendente non sarà costretto a dover fare i conti con una segnalazione presso la centrale di rischi. Ciò soprattutto se si tratta di un errore dovuto ad una dimenticanza dell’azienda e non alla volontà del dipendente. Di sicuro, comunque, si tratta di una situazione che deve essere sanata nel più breve tempo possibile al fine di evitare di gestire conseguenze plausibilmente spiacevoli. Discorso a parte deve essere effettuato nel caso in cui si avesse a che fare con un licenziamento. In questo specifico caso, l’azienda ha l’obbligo di versare il cosiddetto TFR. La finanziaria, da parte sua, avrà la facoltà di recuperare le somme dovute dall’ex dipendente attingendo, appunto, dal trattamento di fine rapporto. Nel caso in cui questo non dovesse accadere e, dunque, l’ex dipendente non rimborsasse l’importo in questione, la banca o l’istituto di credito avranno la facoltà di rifarsi direttamente sul datore di lavoro. Come è facile intuire, ad essere prioritario è il fatto che il dipendente ha l’obbligo di restituire la somma versata. Ciò significa che, in ogni caso, sia che si abbia a che fare con un licenziamento che con un errore da parte dell’azienda, in caso di mancato versamento di una o più rate si dovrà correre ai ripari in tempi a dir poco rapidi. Come accennato in precedenza, quando è l’azienda a non versare la rata, il diretto responsabile è il datore di lavoro e, dunque, pur essendo il dipendente a dover saldare il debito, è proprio il datore di lavoro a doversi preoccupare di gestire la situazione. Ciò vale anche in caso di licenziamento.

Tra le altre cose, il caso del mancato versamento di una o più rate, se non colposo. Porta con sé anche la possibilità di una denuncia. Trattenere i soldi destinati alla cessione del quinto e non procedere con il versamento, infatti, è un reato perseguibile dalla legge. Ciò vuol dire che il datore di lavoro deve seguire in maniera a dir poco scrupolosa ogni fase in modo tale da evitare di doversela vedere con problemi di natura legale più o meno rilevanti che, comunque, potrebbero rivelarsi a dir poco difficili da gestire già nel breve e medio periodo. In ogni caso, nell’eventualità in cui un dipendente dovesse fare i conti con un mancato versamento da parte dell’azienda non dovrà fare altro che lasciare che la finanziaria proceda con il contatto con l’azienda. Dal canto suo, avrà la facoltà di sollecitare il proprio datore di lavoro al fine di ricordargli di procedere con il corretto versamento, facendo in modo che tenga a mente il fatto che un mancato versamento è perseguibile dalla legge. Quella della cessione del quinto è una tipologia di prestito molto comune tra i dipendenti e i pensionati. Trattandosi di una trattenuta che viene effettuata direttamente sulla busta paga o, in alternativa, sulla pensione, l’ente erogante ha la possibilità di mettere al sicuro il proprio denaro e, pertanto, procede con il versamento della somma in tempi rapidi. Inoltre, non è da sottovalutare il fatto che per il richiedente non comporta un impegno eccessivo poiché non richiede altro che la sottoscrizione iniziale. Il versamento delle varie rate, infatti, avviene in modo del tutto automatico.

Come ben chiarito, però, è fondamentale fare attenzione al fatto che tutto venga svolto in maniera corretta. Un mancato pagamento di una o più rate non deve essere sottovalutato e, pur non avendo una diretta conseguenza sul richiedente, deve vederlo parte attiva nella risoluzione della controversia. In ultimo, è utile soffermarsi in merito al fatto che, nel caso in cui la trattenuta fosse avvenuta ma il versamento non fosse stato effettuato in maniera dolosa, il dipendente avrà la facoltà di rivolgersi alle autorità di riferimento in modo tale da tutelare la propria posizione. Ciò dovrà avvenire in tempi rapidi al fine di risolvere la questione e non generare ulteriori problemi con l’istituto di credito al quale si è rivolto. In questi casi, non si potrà avere un esito immediato sotto il profilo legale poiché dovrà essere aperta un’istruttoria ma la finanziaria di riferimento avrà la possibilità di avere una panoramica chiara in merito alla situazione e, soprattutto, avrà la facoltà di decidere il da farsi relativamente alle specifiche esigenze del dipendente e, soprattutto, alla situazione debitoria nel suo complesso.

La cessione del quindi è uno strumento prezioso e importante e, per tale ragione, deve essere utilizzato sia dal dipendente che dall’azienda in maniera quanto mai puntuale. Beneficiarne è un privilegio non indifferente e chi, in maniera dolosa, ne abusa deve essere punito al fine di consentire a tutte le altre persone di poter godere di uno degli strumenti che negli ultimi anni vengono più sfruttati per riuscire a fare fronte ai morsi della crisi che, com’è noto, hanno messo a dura prova molte famiglie, costringendole alla richiesta di apertura di linee di credito. In estrema sintesi, quando si ha a che fare con il non pagamento di una o più rate di un prestito ottenuto con la modalità della cessione del quinto non è mai il dipendente ad aver commesso l’errore, trattandosi di una trattenuta che viene effettuata direttamente sulla busta paga.

La prima e più importante cosa da fare, dunque, è quella di andare alla ricerca delle reali motivazioni per le quali il versamento in questione non è stato effettuato. Una volta individuate, si dovrà procedere con tutti gli accertamenti del caso e con la massima collaborazione al fine di risolvere la questione. Come ben chiarito, il primo responsabile è il datore di lavoro che, dunque, ha l’obbligo di andare alla ricerca dell’eventuale errore di natura burocratica commesso al fine di procedere con la sua correzione, effettuando il pagamento delle rate mancanti. Così facendo, la situazione verrà sanata e per il dipendente non ci saranno conseguenze di alcun genere. Al contrario, il pagamento delle rate riprenderà in maniera naturale fino alla completa estinzione del debito come pattuito al momento della sottoscrizione del contratto e del versamento dell’importo richiesto all’ente di riferimento.

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